Non vivi
Dunque. Mi sono brevemente informato presso il mio mentore circa la materia degli zombie. Mi è parso di capire che non se ne parli proprio volentieri da queste parti anche se sembra che gli zombie non siano cose particolarmente cattive o spiacevoli come dice un tale Romero dalle vostre parti ma siano semplicemente delle cose sgradevoli che non si vorrebbe incontrare, di cui si ha un po’ pietà, di cui ci si vergogna un po’ e un po’ non ci si cura. Tipo i barboni per le strade, insomma. Ma cominciamo dal principio.
Intanto non è che si diventa zombie così. Si viene trasformati in zombie ad opera di qualcuno. Questo qualcuno può essere due cose: o una specie di stregone voodoo che ti fa la fattura — abbastanza alta anche al netto dell’IVA — e non è proprio una persona raccomandabile anche perché poi tende a farti fare un po’ quello che vuole lui per il suo tornaconto (tipo Berlusconi quando ha fondato le sue televisioni, per dire); oppure un uomo di scienza, uno che gioca con le polverine, i liquidi colorati, le siringhe e i generatori di Van de Graaff, che però non è molto meglio dello stregone voodoo perché anche lui tende a farti fare delle cose per il proprio tornaconto solo che sono più umilianti e alla fine ci scrive sopra sulle riviste raccontando a tutti cosa ti ha fatto fare.
Il mio mentore, che è uno istruito e che si diverte un sacco a seguire i prodotti mortali appartenenti al filone zombie, dice che la moderna visione dello zombie — quella che comincia con l’iconografia del già citato regista, passa attraverso Micheal Jackson (che secondo lui per girare Thriller si è solo tolto la maschera da vivo) e approda a Resident Evil (di cui è anche appassionato giocatore) — è una visione fondamentalmente influenzata dalla retorica di Mary Shelley, che pure non ci era andata così distante ma nel contempo aveva imposto alcuni cliché che sarebbero stati poi influenzati, ingigantiti e storpiati dalle inquietudini dei tempi e degli autori a venire. Fine.
Dopo aver sentenziato questo, il mio mentore s’è alzato e se n’è andato. E ha lasciato a me il conto da pagare.

Ma è possibile che il mentore menta?
Questo è un problema interessante. Certo sarebbe possibile ma a che pro?
Eh, bella domanda…