Pasqua

Puff, pant. Allora. Sono stato un po’ preso, di questi tempi, e quindi non ho potuto appuntarmi niente per via elettronica – per fortuna che Hemingway è crepato portandosi dietro una scorta eterna di moleskine che, a quanto ho capito, si perde in giro di continuo. E così ne ho raccolto uno bianco e l’ho riempito di appunti che vi sciorinerò qui un po’ alla volta.

Cominciamo dalla pasqua. Cioè, non dalla Pasqua cristiana con Gesù risorto, le uova e i conigli (che io mi sono sempre domandato perché i conigli se le uova le fanno i mastri cioccolatieri Lindt). No, quella un po’ più seria il cui significato è “passaggio” — ora, non è che quella cristiana… però dai: un po’ di serietà. Tutto questo per comunicarvi che finalmente ho capito a cosa serviva il plastichino bianco della volta scorsa: è una specie di carta di identità che un po’ tutti noi morti abbiamo, però non tutti ce l’hanno uguale. Io ce l’ho a forma di biglietto da visita vergine, alcuni ce l’hanno a forma di targa del taxi, altri a forma di ciambella, però piatta e senza glassa. E bianchiccia, molto poco appetitosa. E poi un filotto di altre forme che non sto qui a raccontarvi, comunque io ce l’ho rettangolare con gli angoli un po’ stondati, spessa circa un millimetro e… beh, bianchiccia.

Funziona così: quando tu ti devi presentare a qualcuno, gli dai la tua carta e quello viene investito da un flusso di informazioni, pensieri, emozioni e tutti gli accessori circa la tua vita terrena che quando è finito lui ti conosce come se foste vecchi amici. È una cosa molto bella anche se a volte capita di imbattersi in vite poco interessanti o proprio brutte e tu devi sorridere comunque perché, come mi ha spiegato il mio mentore, quando uno arriva qua è come se ricominciasse da capo, ma col monito — che è un modo elegante per dire che se eri un criminale assassino pappone e/o lecchino in vita non è che poi diventi un santo, continui ad esserlo, però nessuno ti mette in galera, ti fa la morale o ti costringe a vedere le diapositive delle vacanze.

Comunque sia, l’avere la carta è il segno che uno ha superato il secondo passaggio, e infatti da queste parti la chiamano la pasqua, ma con la p minuscola, e succede un po’ tutti i giorni, quindi non è che sia formalmente una festa. Uno è solo contento di avere la carta e di non essere più un morto semplice ma un morto ufficiale. Che è come la cintura arancione.

C’è l’unico svantaggio in tutto ciò ed è che la carta non può dirti tutto se tu non lo puoi sapere. Tipo, se uno sa come sono morto, la sua carta non me lo può dire, il che è una bella sfiga. Sono andato dal mio mentore e gli ho chiesto il come mai di questa cosa e lui mi ha risposto così di getto che a momenti gli credevo: “vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare”.

Sulle prime sono rimasto preso da tanta prontezza di spirito e loquela ma poi credo mi sia scappato un vafangù.

~ di Quarantasette su 28 Marzo 2008.

2 Risposte to “Pasqua”

  1. Ma se uno ricomincia da capo non era meglio fare a meno di ogni documento?

  2. Gli insondabili misteri dell’oltretomba. Non è che si ricominci *proprio* da capo, o meglio, tu sì però ti resta la memoria di quel che hai fatto di buono e cattivo, così puoi rifarlo (il buono) o non rifarlo (il cattivo). Se no era troppo comodo e tu potevi sbagliare di nuovo.

    Poi boh, in effetti ha lasciato perplesso anche me…

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